Acconto IVA 2019: quale scadenza e come funziona?

Acconto IVA 2019: quale scadenza e come funziona?

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Acconto Iva 2019, quando scade e chi deve pagarlo

 

Appena passato Natale i contribuenti si troveranno a fare i conti con il pagamento dell’Acconto Iva per l’anno di imposta successivo uguale all’88% in relazione all’ultimo trimestre o all’ultimo mese. Quanto anticipato verrà successivamente defalcato da quello che è il debito totale risultante a carico di ogni singolo contribuente. La scadenza, infatti, è stata fissata per il prossimo 27 dicembre 2018 e, dunque, entro questa data dovrà essere versato. L’Acconto Iva va distinto chiaramente tra i contribuenti mensili e quelli trimestrali ovvero quelli che effettuano la liquidazione dell’Iva ogni mese e quelli che, invece, lo fanno ogni tre mesi. Per le due categorie i calcoli si effettuano, ovviamente, in maniera distinta.
Ma quali sono i soggetti obbligati al versamento? In base a quanto prescrive la legge, l’Acconto Iva è dovuto da ogni contribuente Iva eccettuati coloro che non hanno l’obbligo di liquidare periodicamente l’imposta stessa. Sono soggetti obbligati, dunque, tutti i professionisti e le imprese che versano l’imposta. Tutti i soggetti con contabilità separate, poi, in base a quanto previsto dal Dpr 633 del 1972 dovranno procedere con la determinazione degli importi riferibili a ciascuna attività effettuando diversi Acconti Iva. In questo caso, dunque, l’Acconto Iva totale verrà generato dalla somma dei dati riguardanti ogni singola attività per avere una piena compensazione di quelli che sono gli importi a debito con quelli che, invece, lo sono a credito. Il pagamento deve avvenire per via telematica inviando l’apposito modulo F24 debitamente compilato nella sezione relativa all’erario utilizzando il codice tributo 6013 se si è un contribuente mensile e 6035 se, invece, si fa parte dei contribuenti trimestrali. La compilazione del modulo non risulta, di per sé, troppo complicata. Alcune sezioni, ad esempio, non vanno compilate come quella inerente la rateizzazione, la regione, la provincia, gli importi a credito compensati, il codice ufficio ed il codice atto. Altre vanno compilate solo se richiesto mentre per altre la compilazione è d’obbligo, quali l’anno di riferimento, gli importi a debito, gli eventuali importi a credito, il saldo totale derivante dai due dati precedenti. Non deve mancare, naturalmente, il codice tributo indicato in precedenza ed è comunque sempre consigliabile farsi assistere dal proprio commercialista. In ogni caso, l’Acconto Iva non va versato se gli importi calcolati sono inferiori a 103,29 euro. Tutto quello che verrà versato in acconto nel 2018 dovrà poi indicarsi nel modulo Iva relativo al 2019.

 

Come si calcola l’Acconto Iva 2019

 

L’Acconto Iva 2019, così come quelli precedenti e futuri, si effettua mediante tra diversi metodi: quello storico, quello previsionale e quello analitico. Ciascuno di essi ha le sue peculiarità ma sono tutti validi per effettuare nella maniera corretta il calcolo e ciascuno di essi può essere scelto in base alla propria convenienza.
Vale certamente la pena dare un’occhiata più da vicino analizzando singolarmente ogni metodo per comprenderne al meglio ogni peculiarità.

– Metodo storico
Nel caso in cui si scelga di applicare per il calcolo il metodo storico, l’Acconto Iva è uguale all’88% di quanto versato nel mese o trimestre dell’anno precedente. Prendendo ad esempio l’Acconto Iva 2019, il debito d’imposta risultante su cui applicare questa percentuale è pari alla liquidazione periodica di dicembre 2018 per il contribuente mensile e alla dichiarazione annuale Iva per ogni contribuente trimestrale.

– Metodo previsionale
Il calcolo dell’Acconto Iva, in questo caso, si effettua su quelle che sono le operazioni che ogni contribuente prevede di effettuare fino a dicembre 2018. L’acconto, in questo caso, sarà dunque corrispondente all’88% dell’Iva che, in previsione, verrà versata nel mese di dicembre 2018 da ogni contribuente mensile e in base alla dichiarazione annuale Iva per ogni contribuente trimestrale.
Ogni dato previsto deve sempre essere considerato al netto delle eventuali eccedenze detraibili riportate dal mese o dai mesi antecedenti al fine di ottenere un risultato omogeneo tra il dato previsionale e quello storico.

– Metodo analitico
Utilizzando il metodo analitico, il calcolo dell’Acconto Iva viene fatto tenendo in considerazione le operazioni che i contribuenti hanno effettuato entro il 20 dicembre dell’anno di riferimento. In questo caso la percentuale dovuta sale al 100% e comprende l’Iva relativa ad una serie di differenti operazioni. Si considera, nel dettaglio, ogni operazione attiva e passiva eseguita dall’1 al 20 dicembre per il contribuente mensile o dall’1 ottobre al 20 dicembre per quello trimestrale. Vanno considerate anche tutte quelle operazioni che, seppur eseguite, non sono state ancora fatturate. Nel dettaglio si considerano quelle che vanno dall’1 novembre al 20 dicembre nel caso di un contribuente mensile e quelle che, semplicemente, arrivano al 20 dicembre per il contribuente trimestrale.

 

Soggetti esonerati dall’Acconto Iva ed eventuale ravvedimento operoso

 

Si è parlato di quali siano i soggetti obbligati al versamento dell’Acconto Iva. È altrettanto importante, però, considerare quelle che sono le eccezioni e, dunque, i soggetti dai quali nulla è dovuto.

– Tutti coloro che danno il via alla loro attività durante il periodo d’imposta o coloro che, nello stesso anno, chiudono la propria attività.
– Ogni contribuente la cui liquidazione precedente non superava i 116,72 euro che poi rappresenta la somma minima su cui viene calcolato l’acconto all’88%. La stessa cosa vale anche per tutti coloro che prevedono di non raggiungere questa soglia.
– Ogni contribuente che registra esclusivamente operazioni di tipo esente o non imponibile.
– Ogni contribuente che beneficia del regime forfetario per determinare l’imposta ai sensi dell’ex articolo 13 della legge 1.388 del 2000, dei regimi sulle nuove attività imprenditoriali.
– Chi ha avuto accesso al regime forfettario del contribuente minimo.
– Chi ha chiuso la propria attività entro il 30 novembre o il 30 settembre a seconda che si tratti di contribuente mensile o trimestrale.
– Chi effettua un’attività che prevede di raccogliere rottami da rivendere.
– Chi, nell’anno precedente, risultava avere un credito/debito d’imposta inferiore o uguale a 117,38 euro.
– Tutti i contribuenti che, mediante il calcolo dell’Acconto Iva, ottengono un risultato inferiore ai 103,29 euro.
– Ogni agricoltore che lavora in regime semplificato.
– Chi si occupa di servizi legati a spettacoli o intrattenimento.
– Ogni Onlus che abbia scelto il regime forfetario Iva.
– Ogni associazione sportiva di tipo dilettantistico.

Visti quali sono i soggetti obbligati e quali, invece, quelli esonerati è importante analizzare il caso in cui un contribuente sia in ritardo con il versamento dell’Acconto Iva. I casi, naturalmente, possono essere di diversa natura e ciascuno di essi può portare a conseguenze più o meno gravi o a sanzioni più o meno pesanti. Chi non verserà l’Acconto Iva entro il prossimo 27 dicembre, infatti, potrà andare incontro a diversi scenari.
– Se ci si accorge di non aver versato l’Acconto Iva entro 30 giorni dalla data di scadenza si può beneficiare del ravvedimento operoso pagando quanto dovuto insieme ad una piccola sanzione che viene stabilita in percentuale e che varia di anno in anno.
– Se ci si accorge di non aver versato l’Acconto Iva dopo 30 giorni dalla scadenza ma non si è ancora ricevuta alcuna cartella di pagamento si può sempre ricorrere al ravvedimento operoso ma si sarà soggetti a sanzioni maggiori rispetto al caso precedente. Saranno dovuti anche gli interessi il cui calcolo parte dalla data di scadenza del versamento e termina con la data in cui si effettua la regolarizzazione. Anche in questo caso occorrerà fare riferimento a diverse percentuali.
– Se non si versa l’Acconto Iva o si ritiene erroneamente di non doverlo versare si riceverà una comunicazione diretta da parte dell’Agenzia delle Entrate in cui viene richiesto il pagamento della somma dovuta. All’Acconto Iva si aggiungeranno, in questo caso, le sanzioni pari al 10% dell’importo dovuto e gli interessi legali. L’intera somma sarà pagabile direttamente con il bollettino o il modello F24 che la stessa Agenzia delle Entrate invierà al contribuente moroso.
– Se si prosegue nel non pagare l’Acconto Iva e si riceve una cartella di pagamento, gli esborsi da sostenere si faranno ancora più consistenti. In questo caso, infatti, si dovrà pagare l’imposta dovuta a cui si aggiungeranno i relativi interessi, le spese di notifica e una sanzione pari al 30% dell’imposta non versata.
– Se si è versato l’Acconto Iva in maniera parziale e, dunque, si risulta debitori nei confronti del fisco per la rimanente somma, è possibile l’applicazione di quanto affermato fino a questo momento ma esclusivamente in merito alla somma non versata. È sempre consigliabile, per questo motivo, effettuare i calcoli in maniera precisa e, qualora si ritenga di essere esonerati dal pagamento dell’Acconto Iva è necessario che la convinzione sia una certezza, per non incorrere in brutte sorprese future legate al mancato pagamento.

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Redazione SRLfacile
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